PAURA DEL DENTISTA.
PAURA DEL DENTISTA.
Se hai più di 45 anni, protesi mobile o denti mancanti, e rimandi dal dentista da anni per paura: questo articolo è scritto per te.
Sei al ristorante con amici o colleghi. Arriva il momento di ordinare.
Vorresti tanto prendere una bella tagliata. Ma poi ci ripensi. Chiedi qualcosa di più morbido. Non perché non hai fame. Ma perché non ti va di stare a sminuzzare ogni boccone per riuscire a masticarlo. E hai paura che gli altri notino che la protesi si muove.
Oppure eviti di ridere a bocca aperta nelle foto. Ti copri con una mano quando parli vicino al tuo interlocutore. Ti senti a disagio in situazioni sociali che prima non ti davano nessun fastidio.
E nel frattempo continui a rimandare.
“Prima o poi vado dal dentista.”
Ma quel momento non arriva mai. Perché c’è qualcosa di più forte della voglia di stare bene: la paura.
La paura del dentista è reale. E non è una cosa di cui vergognarsi.
Secondo una ricerca condotta su un campione di italiani adulti e commissionata da Curasept ad EDRA, il 64% degli italiani prova paura o disagio all’idea di andare dal dentista. Per la metà di questi non si tratta di un semplice fastidio: è una vera e propria fobia.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità va ancora oltre e stima che una persona su cinque rinunci completamente alle cure odontoiatriche a causa di questa paura.
Tra le persone sopra i 45 anni, la situazione è ancora più marcata. Anni di esperienze negative, il ricordo di un’anestesia che non ha funzionato, una poltrona che sembrava una sedia di tortura. Il suono del trapano. L’odore dello studio.
Queste cose si depositano nella memoria. E il cervello fa quello che sa fare meglio: ti protegge, mettendoti in guardia.
Il problema è che questa “protezione” ti sta facendo del male.
Cosa succede davvero quando rimandi le cure
La bocca non aspetta. Ogni mese che passa senza cure, la situazione peggiora in modo silenzioso ma progressivo:
→ I denti che si muovono perdono ancora più osso intorno alla radice.
→ Le protesi mobili trasmettono pressione nelle aree sbagliate, accelerando il riassorbimento osseo.
→ I denti mancanti causano spostamento dei denti vicini, cambiamenti nell’osso mascellare, difficoltà nella masticazione che si ripercuotono su digestione, postura e qualità della vita.
Rimandare non è una soluzione. È solo una scelta di rinviare i problemi, rendendoli — paradossalmente — più grandi e più costosi da affrontare.
Ma oggi qualcosa è cambiato davvero: quella odontoiatria non esiste più
Se la tua ultima esperienza dal dentista risale a dieci, quindici, vent’anni fa, devi sapere una cosa importante: quella odontoiatria non esiste più.
Negli ultimi anni la disciplina ha fatto passi enormi. Non solo nelle tecniche chirurgiche o nei materiali. Ma soprattutto nel modo di gestire il paziente prima, durante e dopo ogni trattamento.
La sedazione cosciente: curarsi senza accorgersene
Una delle soluzioni più efficaci per chi ha paura è la sedazione cosciente.
Non è anestesia generale. Non ti addormenta completamente. Ma ti porta in uno stato di profondo rilassamento, in cui sei sveglio, puoi rispondere, non provi dolore e — cosa fondamentale — non provi ansia.
Molti pazienti che si sottopongono a sedazione cosciente riferiscono di non aver quasi percepito il passare del tempo. Si siedono sulla poltrona, entrano in uno stato di benessere, e il trattamento è finito.
Poi ci sono i protocolli farmacologici prima e dopo l’intervento, che mirano a ridurre i disagi anche nelle ore successive, quando svanisce l’effetto dell’anestesia.
La paura del dentista non è più un ostacolo insormontabile. È un problema che ha soluzioni concrete.
“Gli impianti fanno troppo male”: la verità che nessuno ti dice
Questa è probabilmente l’obiezione più comune tra chi ha denti mancanti o usa una protesi mobile da anni.
E capisco perfettamente da dove viene. Magari hai già vissuto un’estrazione difficile. Più di un’ora sulla poltrona. L’anestesia che non prendeva. La radice spezzata nell’osso. Il gonfiore per giorni. E adesso che ti serve un impianto, ti dici:
“Se togliere un dente è stato così tremendo… figurati metterne uno.”
Fermati un secondo. Perché quello che stai per leggere ti sorprenderà.
Mettere un impianto fa meno male che togliere un dente
Non è un’opinione. Sono dati raccolti su centinaia di pazienti reali.
📊 Dopo 24 ore dall’inserimento di un impianto, il dolore medio riferito dai pazienti è di 2 su 10.
📊 Dopo 72 ore, quasi tutti i pazienti non sentono più nulla.
📊 Il gonfiore è ridotto, i punti spesso non ci sono nemmeno, e nella maggior parte dei casi l’intervento dura 20-30 minuti.
Perché? Perché l’estrazione — soprattutto se il dente è infiammato o la radice è compromessa — può essere un’operazione lunga e traumatica. L’impianto, invece, è una procedura standardizzata, minimamente invasiva, eseguita su un osso sano.
La reazione più comune dei pazienti dopo il primo impianto è sempre la stessa:
“Pensavo molto peggio.”
E se ho già poco osso rimasto?
È la preoccupazione di chi rimanda da anni: “Ormai sarà troppo tardi, avrò perso troppo osso.”
La risposta onesta è che più aspetti, più osso si riduce — ed è per questo che prima si interviene, meglio è. Ma anche chi ha perso molto osso oggi ha soluzioni che fino a pochi anni fa non esistevano: impianti zigomatici, tecniche All-on-4, rigenerazione ossea guidata.
Solo una visita di valutazione può dirti con certezza cosa è possibile nel tuo caso specifico.
Il vero problema: aspettare costa caro (in tutti i sensi)
Ogni anno che passa senza risolvere una situazione di denti mancanti o protesi instabile, l’osso mascellare si riduce. E meno osso c’è, più complesso — e costoso — diventa intervenire.
Paradossalmente, chi rimanda per paura spesso si ritrova, anni dopo, davanti a un caso clinico molto più difficile di quello che avrebbe affrontato intervenendo prima.
Non è una minaccia. È fisiologia.
Aspettare non azzera il problema. Lo accumula.
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