Stai pensando alle faccette dentali e non sai da dove iniziare? Parti da qui!
22 Maggio 2026

Dott. Filippo Chelli

faccette dentali.

 

 

faccette dentali.

Stai pensando alle faccette e non sai da dove iniziare? Parti da qui!

 

Tra Instagram, conoscenti e pubblicità, l’idea che ti sei fatto sulle faccette potrebbe non essere quella giusta per la tua bocca.

Magari hai visto un reel virale, un prima-e-dopo che sembrava miracoloso, una promo a prezzo fisso.

E adesso ti ritrovi con cento domande e zero risposte chiare.

Ceramica o composito? Durano davvero dieci anni? Mi rovinano i denti? Si vedrà che sono finte?

Sei nel posto giusto, perché in questo articolo facciamo ordine, con i dati clinici aggiornati al 2026. 🦷

 

Il primo equivoco: “le faccette mi rovinano i denti”

 

È la paura più diffusa, e fino a qualche anno fa aveva anche un fondamento reale.

Le tecniche tradizionali prevedevano di limare lo smalto per fare spazio alla faccetta, e quello che veniva tolto non tornava più.

E’ anche vero che, lo strato da rimuovere, a seconda del progetto finale, non è mai così abbondante.

Oggi, però, la storia è diversa.

In molti casi clinicamente adatte, le faccette no-prep in ceramica arrivano a spessori di 0,2-0,3 millimetri: più sottili di una lente a contatto.

Attenzione, però: non è una scelta che vale per tutti.

Se hai i denti molto scuri, ruotati, o un morso che spinge sui denti in modo importante, una faccetta da 0,2 mm potrebbe non bastare.

In quei casi serve una valutazione diversa, e a volte un piccolo spazio di smalto va comunque ricavato.

Il vero rischio per i tuoi denti non è la faccetta: è fare una faccetta senza aver studiato prima la tua occlusione, le tue abitudini (compreso un eventuale bruxismo), lo stato delle gengive.

E qui arriviamo al punto dolente, quello di si parla poco nei reel. 👇

 

Bruxismo: un nemico non troppo silenzioso.

 

Se digrigni i denti la notte — anche solo qualche volta a settimana — sei un bruxista.

E il bruxismo, sulle faccette, fa la differenza tra un lavoro che dura dieci anni e uno che si rompe dopo due. 🔴

Negli studi scientifici più recenti, il bruxismo non controllato resta il singolo fattore con l’impatto maggiore sul rischio di distacco e frattura delle faccette.

Significa che, se non gestiamo il bruxismo prima, qualunque materiale tu scelga sarà sotto stress costante.

La soglia clinica, oggi, è chiara: se bruxi, serve un bite notturno.

Questo è uno dei motivi per cui, prima di parlarti di faccette, ti chiediamo sempre come dormi, se ti svegli con la mascella indolenzita, e cerchiamo segni di usura sui tuoi denti.

 

Ceramica o composito? Vediamo insieme cosa cambia davvero

 

Qui arriva la domandona: che materiale scegliere?

Partiamo da un equivoco frequente che voglio chiarirti subito.

Si sente dire spesso: “ceramica uguale laboratorio odontotecnico, composito uguale appuntamento unico”.

Non è sempre così, ed è importante che tu lo sappia.

Il composito può essere lavorato in due tecniche diverse:

  • Tecnica diretta: il composito viene modellato direttamente in bocca in un’unica seduta
  • Tecnica indiretta: il composito viene lavorato in laboratorio su un modello e poi cementato in una seconda visita — sempre composito, ma con una lavorazione più rifinita

Anche la ceramica, ovviamente, è sempre lavorata in laboratorio: nessuna ceramica si costruisce direttamente in bocca.

Adesso entriamo nei materiali veri e propri. ✅

 
Disilicato di litio: oggi è lo standard

 

Quando ti parlano di “ceramica” per le faccette, il materiale di riferimento attuale è il disilicato di litio.

Una meta-analisi (che è lo studio scientifico che fa un riassunto di tantissimi altri studi scientifici: il top della ricerca, insomma) pubblicata da Klein e colleghi nel 2025 sul Journal of Esthetic and Restorative Dentistry riporta una sopravvivenza del 96,81% a 10,4 anni sulle faccette in disilicato.

Tradotto: su 100 faccette in disilicato seguite per oltre dieci anni, circa 97 stanno ancora al loro posto e funzionano.

Altre ceramiche tradizionali, sempre dalla stessa fonte:

  • Feldspatica: 96,13% a 10 anni
  • Leucitica: 93,70% a 10 anni
  • Composito microibrido: 84-92% a 5 anni, circa 88% a 10 anni

Il composito tiene bene, ma la ceramica — soprattutto il disilicato — resta davanti sulla distanza lunga.

 
Zirconia ultratranslucente: quando i denti vengono “stressati”

 

C’è poi una categoria a parte: la zirconia 5Y-TZP ultra traslucente.

Resistenza meccanica superiore al disilicato con una resa estetica paragonabile. 

È la scelta indicata quando combini due fattori: alte necessità estetiche e carico meccanico elevato (bruxisti, persone con morso traumatico).

In quei casi, una zirconia ultra traslucente abbinata a un bite notturno ti dà la combinazione migliore tra resistenza e naturalezza visiva.

 
Composito: quando ha senso davvero

 

Il composito non è un materiale “di seconda scelta”, è un materiale diverso.

Ha costi inferiori e in alcuni casi è la prima scelta: pazienti molto giovani o casi in cui le modifiche da fare sono davvero minime.

A 10 anni siamo attorno all’88% di sopravvivenza: meno del disilicato, ma molto di più di quello che la maggior parte delle persone immagina.

C’è tuttavia da appuntare un concetto FONDAMENTALE! 

La percentuale di sopravvivenza è diversa dalla percentuale di successo!

Questo discorso può sembrarti di difficile comprensione, ma è importantissimo che tu lo capisca e per aiutarti ti faccio un esempio. 

Facciamo finta che tu e il tuo vicino di casa abbiate acquistato due auto dieci anni fa. I modelli sono differenti: la tua macchina è costata di più, ma dal punto di vista estetico entrambe le vetture sono paragonabili. 

Dieci anni dopo  tutte e due le automobili soffrono i segni del tempo, ma la tua va ancora su strada e quella del tuo vicino se ne sta scassata in garage. 

Se parlassimo della situazione delle due auto in termini medici, la percentuale di sopravvivenza di entrambi i modelli è al 100% dopo 10 anni (le macchine non sono andate allo sfasciacarrozze);
Ma la percentuale di successo, quella che indica che la macchina fa ancora il suo dovere, per la tua auto è il 100%, per quella del tuo vicino lo 0%!

 

Torniamo alla nostra faccetta in composito: dopo 10 anni è vero che quasi nel 90% dei casi il materiale sarà ancora attaccato al dente, ma con ogni probabilità, se nel tempo non sono state apportate delle manutenzioni, il risultato sarà ben lontano da quello che avevi apprezzato alla consegna.

Il limite vero del composito non è la durata: è che si macchia di più nel tempo (caffè, tè, vino, fumo lasciano segno), e che richiede ritocchi e lucidature periodiche per restare bello.

 

“Si vedrà che sono finti?”: come si lavora oggi sull’estetica

 

Questa è l’altra grande paura, e capisco perché.

Cercare di migliorare il sorriso per poi ritrovarsi una bella fila di denti da cavallo non è il massimo.

La buona notizia è che la tecnologia 2026 lavora esattamente nella direzione opposta. 🟢

Nel nostro studio, prima di qualunque preparazione, costruiamo un mock-up estetico: una simulazione direttamente sui tuoi denti, che ti permette di vedere — fisicamente, nella tua bocca — come sarà il risultato.

Puoi camminare, sorridere allo specchio, mandare una foto alle persone di cui ti fidi.

Se non ti piace, si rifà.

Poi entrano in gioco le tecnologie digitali, ormai a disposizione di tutti i centri odontoiatrici, che oggi permettono di avere una pre visualizzazione del risultato finale direttamente al computer.

La differenza tra una faccetta che si vede e una che non si vede sta quasi tutta qui: nella progettazione personalizzata e nella lavorazione del laboratorio.

Non nel materiale di per sé.

 

Lo sbiancamento prima delle faccette: quasi sempre necessario

 

C’è un passaggio che molti pazienti sottovalutano, e che invece è quasi sempre fondamentale: lo sbiancamento professionale dei denti prima di costruire le faccette.

Il motivo è semplice.

Le ceramiche, una volta incollate, non cambiano colore nel tempo.

I tuoi denti naturali, invece, sì: tendono a scurirsi leggermente negli anni, per via di caffè, tè, vino, fumo, e anche per il normale invecchiamento della dentina sottostante.

Se non sbianchiamo i denti naturali prima di scegliere il colore delle faccette, succede questo: oggi tutto è perfetto, ma in futuro i tuoi denti naturali potrebbero risultare leggermente più scuri delle faccette, e l’occhio noterà la differenza.

È un passaggio in più, ma evita un problema estetico che, a faccette già fatte, non si può più correggere! ❌

 

Il percorso, in cinque tappe

 

Per darti un’idea concreta, ecco come si svolge tipicamente un piano faccette nel nostro studio:

  1. Prima visita e diagnosi completa — valutazione di denti, gengive, occlusione, eventuale bruxismo, foto, scansione dei denti (al posto dell’impronta tradizionale) e scansione facciale per la fase della progettazione.
  2. Sbiancamento professionale (se indicato) e gestione di eventuali problematiche gengivali
  3. Progettazione digitale e mock-up estetico in bocca da approvare insieme, preparazione dei denti e scansione digitale.
  4. Realizzazione delle faccette in laboratorio — tempi variabili a seconda del materiale
  5. Cementazione, controlli e — se serve — bite notturno per proteggere il lavoro

Le tempistiche complessive vanno da poche settimane a un paio di mesi, a seconda della complessità del caso e dell’eventuale necessità di trattamenti preparatori (sbiancamento, terapia gengivale, ortodonzia di rifinitura).

 

Le faccette non sono per tutti, e questa è una buona notizia

 

Ti dico una cosa che nelle pubblicità non si sente quasi mai.

Le faccette non sono la soluzione giusta per ogni paziente.

Se hai una parodontite attiva, va curata prima.

Se hai un bruxismo importante non controllato, va gestito prima.

Se i tuoi denti sono molto disallineati, a volte un’ortodonzia leggera (anche con allineatori trasparenti) ti dà un risultato migliore — e più conservativo — delle faccette.

Se cerchi solo un colore più chiaro, magari ti basta uno sbiancamento professionale.

 

Vieni a parlarne: prima visita conoscitiva

 

Se stai pensando alle faccette, il modo più semplice per capire se sono la soluzione giusta è venire a fare una prima visita nel nostro Centro.

Guardiamo insieme i tuoi denti, le tue gengive, il tuo morso.

Facciamo le foto, valutiamo se serve uno sbiancamento, se c’è bruxismo da gestire, se la ceramica o il composito sono più adatti al tuo caso.

E ti forniamo un piano di cura con materiali, tempi, costi e tutte le altre informazioni che ti servono per decidere con calma.

 

 

Chiamaci o scrivici su WhatsApp al 334 753 1558.

Ti aspettiamo in Via Domenico Collina 19, Porto San Giorgio (FM).

 

Filippo Chelli — Direttore Sanitario, Chelli Centro Odontoiatrico

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alitosi. 

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