dente del giudizio.
dente del giudizio.
Hai sentito che la mandibola che scrocchia dipende dal dente del giudizio?
Nella maggior parte dei casi non è così. 🤔
Senti un “clic” quando apri la bocca, c’è un dente del giudizio che spinge, e il collegamento sembra automatico.
Ma la bocca è più complicata di così.
Legare le due cose senza una valutazione rischia di portarti a togliere un dente che magari non andava toccato (almeno non per quel motivo!).
Vediamo insieme quando il dente del giudizio c’entra davvero, e quando invece il problema è da un’altra parte.
Cosa scrocchia, di preciso
Quando apri e chiudi la bocca lavora l’articolazione temporomandibolare, l’ATM.
È la cerniera che collega la mandibola al cranio, proprio davanti all’orecchio.
È un’articolazione delicata, che muovi migliaia di volte al giorno tra parola e masticazione.
Quando senti uno scrocchio, un clic o una sensazione di “incastro”, quasi sempre stai sentendo lei.
Prova ad appoggiare le dita davanti all’orecchio e ad aprire la bocca: quella parte che si muove sotto i polpastrelli è proprio l’articolazione al lavoro.
E le cause più frequenti dei suoi disturbi non hanno a che fare con i denti del giudizio.
La più comune è il bruxismo: l’abitudine di stringere o digrignare i denti, spesso di notte e senza accorgertene.
Poi c’è lo stress, che ti fa serrare la mandibola anche di giorno.
E alcune forme di malocclusione, cioè quando le arcate non combaciano bene tra loro.
In questi casi il dente del giudizio è solo uno spettatore.
Toglierlo non cambierebbe nulla.
E va detto a chiare lettere: gli studi non mostrano un legame forte e diretto tra il dente del giudizio e i rumori o i dolori della mandibola.
Per questo, prima di pensare all’estrazione, conviene capire da dove arriva davvero il disturbo.
Quando invece il dente del giudizio c’entra
Detto questo, ci sono situazioni in cui l’ottavo diventa davvero un problema.
“Ottavo” è il nome tecnico del dente del giudizio, l’ultimo di ogni fila.
Un dente del giudizio nato storto, o rimasto sotto la gengiva, fa più fatica a tenersi pulito.
Ed è spesso lì che possono partire i guai.
I segnali che meritano un controllo sono questi:
- Gengiva gonfia e dolente intorno al dente, che si infiamma e si sgonfia a cicli: è la pericoronite, l’infiammazione del cappuccio di gengiva su un ottavo uscito a metà.
- Dolore o carie sul dente vicino, il settimo, che l’ottavo storto spinge e rovina nel punto di contatto.
- Cisti o lesioni attorno a un ottavo incluso, cioè rimasto intrappolato nell’osso: si vedono alla lastra anche senza dolore.
- Dolore vero e persistente nella zona, non un semplice rumore.
- Ferite o “calli” sulla guancia vicino al dente del giudizio perché te la mordi.
In presenza di uno di questi segnali, una valutazione ha senso eccome.
Lo scrocchio senza dolore è sempre un problema?
No, e la distinzione è importante.
Un rumore isolato, che non si accompagna a dolore né a difficoltà ad aprire la bocca, spesso non richiede alcun intervento.
Se non cambia nel tempo e non ti limita nei movimenti, di solito basta tenerlo sotto controllo.
Diverso è se allo scrocchio si aggiungono altri segnali.
Dolore al risveglio, mandibola che fatica ad aprirsi, mal di testa ricorrenti, la sensazione che la mascella si “incastri”.
In quel caso il problema va indagato.
Ma quasi mai la risposta è “togli il dente del giudizio”.
Più spesso si lavora sul bruxismo, ad esempio con un bite da mettere di notte, e sulle abitudini che fanno serrare la mandibola.
Perché togliere l’ottavo spesso non basta
Capita spesso in studio.
Una persona arriva convinta che basti estrarre l’ottavo per far sparire lo scrocchio.
Ma se la causa è il bruxismo o un disturbo dell’articolazione, togliere il dente del giudizio non toglie il rumore.
Si rischia di affrontare un’estrazione e ritrovarsi col problema di prima.
Ecco perché la cosa giusta è capire prima da dove arriva il sintomo, e solo dopo decidere.
A volte il dente del giudizio va davvero rimosso.
Altre volte si tiene e si controlla nel tempo.
Altre volte ancora il vero lavoro è tutt’altro, ed è sull’articolazione.
E se devo proprio toglierlo? La paura dell’intervento
Molte persone rimandano la valutazione proprio per il timore dell’estrazione.
È un timore comprensibile, ma quasi sempre più grande della realtà.
Oggi l’estrazione di un dente del giudizio si pianifica con una TAC, la radiografia in tre dimensioni.
Mostra in anticipo la posizione del dente e i suoi rapporti con il nervo e con il seno mascellare: due settori che vanno protetti.
Nei giorni successivi un po’ di gonfiore è normale, e si gestisce con le indicazioni che ti diamo.
Così possiamo valutare prima il caso, spiegarti cosa aspettarti e gestire il dopo con tranquillità.
La decisione, comunque, parte sempre da una visita che guarda il tuo caso, non da una regola valida per tutti.
Come lo affrontiamo da noi 🦷
Quando arrivi da noi per un dente del giudizio o per una mandibola che “fa i capricci”, la prima cosa non è il preventivo.
È la diagnosi.
Valutiamo l’articolazione e controlliamo come chiudono le arcate.
Cerchiamo i segni del bruxismo e, dove serve, guardiamo la posizione degli ottavi con la TAC.
Solo a quel punto ti diciamo se il dente del giudizio c’entra davvero, oppure se la strada è un’altra.
E se l’ottavo non dà problemi, spesso la scelta più sensata è semplicemente controllarlo nel tempo.
Parliamone, prima di decidere
Se la mandibola scrocchia, se hai un dente del giudizio che dà segnali, o se vuoi solo toglierti il dubbio, il modo migliore è una valutazione dedicata.
Chiamaci o scrivici su WhatsApp al 334 753 1558. Ti aspettiamo in Via Domenico Collina 19, Porto San Giorgio (FM).
Filippo Chelli — Direttore Sanitario, Chelli Centro Odontoiatrico








